Pancreas Unit e mutazioni BRCA: istituzioni, specialisti e associazioni a confronto per migliorare i percorsi di cura
Milano ha ospitato una mattinata di confronto particolarmente significativa dedicata alle persone e alle famiglie che convivono con una mutazione dei geni BRCA e ai percorsi di presa in carico che possono fare la differenza nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella cura.
Presso Regione Lombardia si sono incontrMilano ha ospitato una mattinata di confronto particolarmente significativa dedicata alle persone e alle famiglie che convivono con il tumore del pancreas e ai percorsi di presa in carico che possono fare la differenza nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella cura.
Presso Regione Lombardia si sono incontrati rappresentanti delle istituzioni regionali, professionisti sanitari e associazioni di pazienti per discutere di un tema sempre più attuale: come costruire percorsi assistenziali realmente integrati e accessibili per chi è affetto da patologie pancreatiche, con particolare attenzione ai modelli organizzativi in grado di garantire equità di accesso, tempestività diagnostica e continuità assistenziale.
Al centro della discussione il modello delle Pancreas Unit, strutture multidisciplinari pensate per garantire una gestione coordinata e qualificata delle persone con patologie pancreatiche. Un confronto concreto su ciò che oggi funziona, sulle criticità ancora presenti e sulle opportunità di miglioramento del sistema.
Particolare attenzione è stata dedicata al tema del coordinamento tra le diverse figure professionali coinvolte nei percorsi di cura. È emersa con forza l’importanza del ruolo del case manager quale figura di riferimento capace di accompagnare persone e famiglie attraverso iter spesso complessi, favorendo una presa in carico più efficace e personalizzata.
Come associazione pazienti attiva nell’ambito delle mutazioni BRCA, abbiamo portato un contributo di esperienza e di prospettiva, rappresentando il punto di vista delle persone che vivono percorsi di rischio eredo-familiare e che spesso si interfacciano con i percorsi di sorveglianza e prevenzione collegati anche alle patologie pancreatiche. Il nostro intervento ha sottolineato la necessità di modelli organizzativi che mettano davvero al centro la persona e la sua famiglia, valorizzando la collaborazione tra istituzioni, professionisti e associazioni.
La costruzione di reti assistenziali sempre più integrate rappresenta una sfida importante, ma anche una straordinaria opportunità per garantire equità di accesso, qualità delle cure e una migliore qualità di vita per tutti coloro che convivono con una patologia pancreatica.
All’incontro erano presenti diverse associazioni di riferimento del panorama nazionale, tra cui Codice Viola, rappresentata dal presidente Piero Rivizzigno, che si ringrazia per il costante impegno e per il ruolo di raccordo e promozione del confronto tra realtà associative e istituzioni.
Per l’associazione aBRCAdabra ETS erano presenti la presidente Ornella Campanella, la segretaria Maria Grilli e la segretaria Roberta Ferrari, a testimonianza dell’impegno dell’associazione nel contribuire ai tavoli istituzionali con la propria esperienza nell’ambito della prevenzione e del rischio eredo-familiare.ati rappresentanti delle istituzioni regionali, professionisti sanitari e associazioni di pazienti per discutere di un tema sempre più attuale: come costruire percorsi assistenziali realmente integrati e accessibili per chi presenta un rischio eredo-familiare di sviluppare alcune patologie oncologiche.

